IL PASTICCIONE

OVVERO S’IMPRODDADORI

Liberamente tratto dal Poema Epico

“Una Bella Nadìada. Eros e Libido dei Sardi Pilliti” di Ulisse Sebis

di Virginia Garau e Daniela Melis

Regia, Scene e Costumi di  Virginia Garau

Disegno Luci di  Giuseppe Onnis

In Scena

Gino Betteghella, Virginia Garau, Daniela Melis, Carmen Porcu, Ulisse Sebis

Tre sorelle: Irma, Emma ed Anna e la defunta Clara! Attendono l’arrivo del feretro della loro cara e per sbrigare velocemente le pratiche, incaricano il tuttofare Sisinni ovvero il pasticcione! “Problemi? Difficoltà? Pensieri? Ci Pensa Sisinni! Accompagnato dal suo fido aiutante Nassiu.
Ma che confusione!!!! Arriva Sisinni, il quale, vittima della sua stessa dabbenaggine, crede che l ‘ evento cerimonioso cui è stato chiamato trattasi non del funerale della signorina Clara ma del matrimonio di una signorina che nulla a che fare con le tre sorelle, addirittura vive in un’altra città!! In un crescendo di battute esilaranti, di gags i cinque scatenati attori mettono in scena un classico della commedia: l’equivoco!

DIVERSI ??

UNICI !!

Liberamente ispirato alle strisce di Chas Addams

di Virginia Garau e Daniela Melis

Regia, Scene e Costumi di  Virginia Garau

Disegno Luci di  Giuseppe Onnis

Realizzazione Scene e Decorazioni di Rossella Sestu

In Scena

Virginia Garau, Daniela Melis, Carmen Porcu, Ulisse Sebis

Chi è il “diverso” nella società attuale?
Con il termine “diverso“ vengono considerati tutti coloro che non rispondono ai canoni della normalità da noi stabiliti e diffusi attraverso i mass-media, i governi ed il potere. Invece il termine “diversità” ha sicuramente un significato positivo! Il “diverso” porta conoscenze nuove e, con il suo bagaglio culturale, le sue tradizioni, il suo modo di essere e di pensare contribuisce all’arricchimento di tutti. Per questo noi NON DOBBIAMO guardarlo con sospetto, ma con curiosità ed accettarlo senza se e senza ma! Tutti noi siamo diversi e unici e non dobbiamo omologarci ma semplicemente riconoscerci uguali in questa unicità!
Attraverso le figure dei personaggi creati da Chas Addams, The Addams Family appunto, nasce l’idea dello spettacolo per le scuole, ma anche per gli adulti: “Diversi?! Unici!!”.

La storia racconta infatti di una maestra che va a casa loro per chiedere: “Come mai i bambini non stanno più frequentando la scuola?”, “Perché vengono emarginati dagli altri bambini cosiddetti “normali!” le viene risposto. La maestra non sa che starà per fare un’esperienza “mostruosa” perché conoscerà tutti i componenti di questa FAMIGLIA UNICA ED ORIGINALE, ed è per noi il pretesto per dimostrare che con le sue STRANEZZE non nuoce a nessuno, anzi rispetta gli altri, gli animali e la natura.

LIANORA REINA

Liberamente tratto da “Eleonora D’Arborea” di Giuseppe Dessì

Testo e Regia di Virginia Garau

Voce Narrante Carmen Porcu

Musiche Gabriele Verdinelli

In Scena

Daniela Melis, Giuseppe Onnis, Ulisse Sebis

La nuova produzione di Teatro Tragodia Lianora Reina, ha il pregio di trasportare lo spettatore indietro nel tempo, negli aspetti, non solo pubblici di reggente del Giudicato di Arborea ma anche in quelli privati e intimi della giudicissa, in un periodo lontano ma cruciale per la storia della nostra Isola. Il reading è supportato da interventi musicali di grande impatto drammaturgico tra questi il coro rappresenta il popolo che ha sempre appoggiato e difeso la grande statista e abile guerriera.

La regia pone l’accento sui diversi ruoli di Eleonora D’Arborea, quelli che la regina assunse nel corso della sua vita: da madre amorosa e attenta, a regina risoluta e dal polso fermo, la statista, la moglie, la guerriera, la stratega.
Eleonora D’arborea è stata una grande regina che la storia ci tramanda per le importanti modifiche che apportò alla “CARTA DE LOGU” che già scrisse il padre Mariano IV e il fratello Ugo; modifiche che ancora oggi sono considerate dagli studiosi lungimiranti e moderne. La storia però non dissolve l’alone di mistero che avviluppa la sua figura, la sua vita e la sua morte, perché ancora oggi resta irrisolta e misteriosa. In questo reading teatrale si cerca di spiegare la psicologia di una grande donna che scompare forse a causa della peste che gli Aragonesi portarono in Sardegna, come unica arma possibile per annientare la caparbietà di un popolo orgoglioso, guidato da una grande Regina. Nella lettura drammaturgica si raccontano gli ultimi anni di vita di Eleonora D’Arborea: a partire dall’assassinio del fratello Ugo e alla sua salita al trono del Giudicato di Arborea sino alla sua scomparsa.

Sa Risposta

Di Virginia Garau e Daniela Melis

Liberamente tratto da “Una Domanda di Matrimonio” di Anton Cechov

Regia, Scene di Virginia Garau

Costumi di Scena Caterina Peddis

Disegno Luci di Giuseppe Onnis

Audio Federico Floris

In Scena

Gino Betteghella, Virginia Garau, Daniela Melis, Carmen Porcu, Ulisse Sebis

Anni 40, secolo scorso, all’epoca il dovere di un padre era di far maritare una figlia con un buon partito; e una figlia da maritare non era cosa da poco!
Don Carlo Peis ha una figlia, Rosetta, che ha un carattere non esattamente docile, per lui dunque l’impresa diventa ardua! Ecco che compare all’orizzonte il povero martire, Totoi Concas, che la domanda in sposa, facendo impazzire di gioia il padre della ragazza. Ma la risposta di Rosetta quale sarà??!!!
A guastare tutto non basta il caratterino di Rosetta ma in scena aleggia anche una presenza inquietante, zia Mementa, che da sempre ha problemi a relazionarsi con il sesso maschile. Ecco da chi ha preso la ragazza: dalla zia!!
Un altro personaggio squinternato anima la scena, la madrina della ragazza, nonna Carmina, le due non si sopportano, i loro incontri sono scanditi da irrisolvibili litigi. Poi c’è una cameriera particolarmente eccentrica, Gigia, la quale si inserisce solo per complicare le cose! Insomma una serie di spassosissimi personaggi e di situazioni grottesche e comicissime per passare una serata in allegria.

Le Corna sono come i Tacchi,

SLANCIANO !!

Di Virginia Garau e Daniela Melis

Liberamente tratto da “La Mandragola” di Niccolò Macchiavelli

Regia, Scene e Costumi di Scena di Virginia Garau

Disegno Luci di Giuseppe Onnis

In Scena

Gino Betteghella, Virginia Garau, Daniela Melis, Carmen Porcu, Caterina Peddis, Ulisse Sebis

La commedia è composta da due atti veloci e comicissimi scritti da Virginia Garau e Daniela Melis, le quali, prendono ispirazione da “La Mandragola” di Niccolò Machiavelli adattandola ai giorni nostri.
La regia curata da Virginia Garau, senza snaturare il messaggio potente del grande Machiavelli, tesse essa stessa una potente satira sulla corruttibilità della società dei nostri giorni e, attraverso lo strumento della beffa e dell’imbroglio, porta avanti una vera e propria denuncia. Naturalmente il giudizio morale non può che essere negativo, ma nonostante ciò tutti i personaggi mettono in evidenza la loro intelligenza e capacità nell’agire per ottenere un solo scopo, ovvero quello di intascare dei quattrini sfruttando l’ingenuità degli altri.

Boccaloni è uno sciocco dottore in legge, ed è disperato perché non ha figli. Di sua moglie si è innamorato Farfalloni, che con l’aiuto di Cupidigia, la governante di Boccaloni, riesce a fingersi medico e a convincere Boccaloni che l’unico modo per poter finalmente avere figli sia somministrare alla moglie una pozione di mandragola. In cambio della fertilità, però, il primo uomo che avrà rapporti con la donna morirà. Cupidigia convince a questo punto Boccaloni a sacrificare un ragazzo qualsiasi, che giaccia con la moglie al posto suo per la prima notte dopo la somministrazione. Boccaloni accetta, così come accettano senza scrupoli Fra Contanti e la signora Tirannia madre della Boccaloni. Ovviamente non esisterà alcun ragazzo qualunque: sarà Farfalloni, travestito, a essere portato a casa di Boccaloni e infilato nel letto della moglie la quale, scoperta la vera identità dell’uomo, passa con lui una notte di piacere e decide di diventarne l’amante. Non solo: riprese le sembianze di medico, Farfalloni ottiene da Boccaloni, contentissimo per la futura paternità, il permesso di restare a vivere in casa loro.
E vissero tutti felici e contenti!!!

Baracca & Burattori

con Alice

Testo, Regia, Scene Virginia Garau
Costumi e Oggetti di Scena Caterina Peddis
Realizzazione Scene Giuseppe Onnis

In scena: Daniela Melis, Ulisse Sebis, Virginia Garau.

Premessa:
il teatro dei burattini è una forma di spettacolo teatrale in cui uno o più animatori, i burattinai, danno vita ai personaggi tramite particolari pupazzi, detti appunto burattini. Per tradizione il burattino è composto da testa e mani di legno fissate ad un camiciotto sopra il quale viene posto il vestito vero e proprio. Il termine burattino sta genericamente ad indicare anche tutti gli oggetti animati ‘da sotto’, infatti l’animatore per muoverlo lo inguanta da sotto dandogli vita. Lo spettacolo dei burattini è generalmente rappresentato all’;interno di un teatrino di legno, detto castelletto o baracca. E questo è il teatro con i burattini che ci arriva dalla commedia dell’arte. Invece in Baracca & Burattori ci sono attori veri, umani, che danno vita allo spettacolo. Questi agiscono e recitano affacciati al boccascena della baracca mostrando i visi e le braccia. Ma non solo, la baracca non è fissa ma “cammina”!!

Il tema affrontato è quello della crescita e del rispetto verso gli altri. La nostra “Alice” viene attratta da subito da un simpaticissimo e bizzarro Bianconiglio, il quale la fa divertire tanto, ogni suo passaggio è scandito dal ticchettio di un orologio. Il tempo per lui è importantissimo e ha una missione da compiere!! Ha molta fretta, Alice lo segue, ed egli la condurrà in un mondo fantastico: il Paese delle Meraviglie appunto! Ella non è affatto spaventata dal contesto straniante in cui si trova, anzi è curiosissima di fare nuove conoscenze!! Non tarderanno a palesarsi!!! Per prima una Duchessa fuori di testa che usa con disinvoltura dei superlativi assoluti a dir poco esilaranti, seguita da un Cappellaio Matto, veramente tutto matto, con la passione per il bel canto che esegue, ahinoi, perfettamente fuori tempo!! Questo fa infuriare la Regina di Cuori, la quale ordina di mettere in prigione il tempo, il quale resta fermo alla Primavera!!! Riusciranno i nostri eroi a far arrivare l’Estate? Ma certo che si!!! Grazie all’astuzia e alla intraprendenza di Alice e dei suoi nuovi amici!
Lo spettacolo, con le sue originali allegorie, vuole indicare il complesso percorso di crescita e il passaggio dal mondo dell’infanzia, roseo e spensierato, al mondo degli adulti, fatto di responsabilità.

Baracca & Burattori

con Pinocchio

Testo, Regia, Scene Virginia Garau
Costumi e Oggetti di Scena Caterina Peddis
Realizzazione Scene Giuseppe Onnis

In scena: Daniela Melis, Ulisse Sebis, Virginia Garau.

Premessa:
il teatro dei burattini è una forma di spettacolo teatrale in cui uno o più animatori, i burattinai, danno vita ai personaggi tramite particolari pupazzi, detti appunto burattini. Per tradizione il burattino è composto da testa e mani di legno fissate ad un camiciotto sopra il quale viene posto il vestito vero e proprio. Il termine burattino sta genericamente ad indicare anche tutti gli oggetti animati ‘da sotto’, infatti l’animatore per muoverlo lo inguanta da sotto dandogli vita. Lo spettacolo dei burattini è generalmente rappresentato all’;interno di un teatrino di legno, detto castelletto o baracca. E questo è il teatro con i burattini che ci arriva dalla commedia dell’arte. Invece in Baracca & Burattori ci sono attori veri, umani, che danno vita allo spettacolo. Questi agiscono e recitano affacciati al boccascena della baracca mostrando i visi e le braccia. Ma non solo, la baracca non è fissa ma “cammina”!!

Il nostro Pinocchio parte dall’incontro che egli fece con il Gatto e la Volpe e del viaggio che lo porterà a diventare da marionetta a un vero bambino in carne ed ossa. Tra i personaggi, oltre a Pinocchio e al Gatto e la Volpe, vi sono il Grillo Parlante e la Fata Turchina. Com’è nostro costume tutta la drammaturgia è ampiamente condita da divertentissime gags. Lo spettacolo è dedicato e costruito per i bambini nonostante Collodi non l’abbia scritto per essi, ma siamo comunque rimasti fermamente ancorati alla morale che l’autore ha conferito alla sua mirabile opera.

LA MORALE DELLA FAVOLA CHE NON E’ UNA FAVOLA!
E la morale di Pinocchio è che nella vita bisogna sempre essere buoni figli. Non basta essere buoni. E non basta essere figli. Bisogna scegliere un padre e seguire quello che dice per essere degni di diventare uomini, o per sempre saremo a metà: marionette senza fili, ma pur sempre marionette.